Pop, elettronica, voce celestiale. La rivincita di Francesca Michielin si chiama 2640 ed è il suo ultimo lavoro discografico. Ho sempre guardato con un occhio un po' critico alla Michielin. No, non per la sua arte - la sua bravura è impossibile da mettere in dubbio - ma per il suo personaggio. Una ragazzina insicura buttata nell'industria musicale italiana che pur di stare al passo con i tempi cambia genere, sonorità, testi, passando dal pop lercio alla Pausini, fino ad arrivare al tormento e noncuranza dell'indie di Calcutta. Non ho voluto ascoltare subito 2640 , non volevo partire con i soliti pregiudizi. D'altronde Di20, Di20are e tutti gli album giù di lì non ho mai pensato fossero degni di entrare nella top music Italia, la mia personale ovviamente. Eppure mi son ricreduto. 2640 è qualcosa di superlativo: testi ricercati ma semplici, ti entrano nell'anima passando dai timpani, e riescono a descrivere esattamente la tua vita, seppur lei parli della s...